Nel pieno dello Scisma d’Occidente, Nocera divenne teatro di una vicenda drammatica che vide protagonisti papa Urbano VI e Carlo III di Durazzo. Rifugiatosi nel Castello del Parco, il pontefice dovette affrontare congiure cardinalizie, scomuniche e un lungo assedio, trasformando la città in uno dei luoghi simbolo di una delle pagine più turbolente del Medioevo. Oggi, tra i resti del castello e il convento di Sant’Antonio, sopravvive ancora il fascino di questa storia di potere, fede e
Tra gli episodi più drammatici e affascinanti della storia medievale di Nocera vi è quello legato a papa Urbano VI e a Carlo III di Durazzo, protagonisti di uno scontro politico e personale che ebbe come scenario principale il Castello del Parco e l’area dell’attuale convento di Sant’Antonio.
Tutto si colloca negli anni dello Scisma d’Occidente, iniziato nel 1378, quando la Chiesa cattolica fu divisa tra il papa legittimo Urbano VI e l’antipapa Clemente VII, sostenuto da parte del collegio cardinalizio e dalla regina Giovanna d’Angiò. In questo contesto, Urbano VI trovò inizialmente un alleato in Carlo di Durazzo, nipote della regina, deciso a conquistare il trono di Napoli.
Il loro accordo, però, si ruppe presto. Alla base della rottura vi furono contrasti di potere e promesse non mantenute, tra cui quella relativa al controllo di Nocera e del suo castello, che il papa voleva per il nipote Francesco Prignano, detto Butillo. Quando la situazione divenne pericolosa a Napoli, Urbano VI si trasferì nel 1384 proprio al Castello del Parco di Nocera, considerato più sicuro.
Qui maturò una grave congiura: alcuni cardinali, ormai ostili al pontefice, progettavano di raggiungerlo al castello, catturarlo e condurlo nella chiesa di San Francesco — oggi convento di Sant’Antonio — dove avrebbero voluto dichiararlo eretico e condannarlo al rogo. Il piano però fu scoperto in tempo. Urbano VI reagì con durezza, facendo arrestare i cardinali coinvolti e rinchiudendoli nelle prigioni del castello, dove furono sottoposti a torture e interrogatori.
Lo scontro con Carlo III diventò allora totale. Dal Castello del Parco, il papa lanciò pubbliche scomuniche contro il re, contro i suoi avversari e contro i cardinali ribelli, cercando anche l’appoggio della popolazione locale.
A questo punto le truppe di Carlo III, guidate da Alberico da Barbiano, assediarono il castello. L’assedio durò circa sette mesi e trasformò Nocera in uno dei centri più tormentati della lotta tra papa e sovrano. Nonostante la fame e le pressioni della sua corte, Urbano VI non cedette e continuò a mostrarsi inflessibile.
La situazione si sbloccò l’8 agosto 1385, quando giunsero in soccorso del papa forze alleate legate a Genova, a Raimondello Orsini e a Tommaso Sanseverino. Colto il momento favorevole, Urbano VI riuscì a fuggire dal castello portando con sé i propri tesori e i cardinali prigionieri, raggiungendo poi la costa di Paestum, da dove si imbarcò su navi genovesi.
Questa vicenda rende il Castello del Parco di Nocera un luogo di straordinario valore storico: teatro di intrighi, rivalità, assedi e lotte per il potere, conserva ancora oggi il ricordo di una delle pagine più intense del Medioevo italiano, anche se dell’antica struttura restano ormai solo poche tracce.
Tutto si colloca negli anni dello Scisma d’Occidente, iniziato nel 1378, quando la Chiesa cattolica fu divisa tra il papa legittimo Urbano VI e l’antipapa Clemente VII, sostenuto da parte del collegio cardinalizio e dalla regina Giovanna d’Angiò. In questo contesto, Urbano VI trovò inizialmente un alleato in Carlo di Durazzo, nipote della regina, deciso a conquistare il trono di Napoli.
Il loro accordo, però, si ruppe presto. Alla base della rottura vi furono contrasti di potere e promesse non mantenute, tra cui quella relativa al controllo di Nocera e del suo castello, che il papa voleva per il nipote Francesco Prignano, detto Butillo. Quando la situazione divenne pericolosa a Napoli, Urbano VI si trasferì nel 1384 proprio al Castello del Parco di Nocera, considerato più sicuro.
Qui maturò una grave congiura: alcuni cardinali, ormai ostili al pontefice, progettavano di raggiungerlo al castello, catturarlo e condurlo nella chiesa di San Francesco — oggi convento di Sant’Antonio — dove avrebbero voluto dichiararlo eretico e condannarlo al rogo. Il piano però fu scoperto in tempo. Urbano VI reagì con durezza, facendo arrestare i cardinali coinvolti e rinchiudendoli nelle prigioni del castello, dove furono sottoposti a torture e interrogatori.
Lo scontro con Carlo III diventò allora totale. Dal Castello del Parco, il papa lanciò pubbliche scomuniche contro il re, contro i suoi avversari e contro i cardinali ribelli, cercando anche l’appoggio della popolazione locale.
A questo punto le truppe di Carlo III, guidate da Alberico da Barbiano, assediarono il castello. L’assedio durò circa sette mesi e trasformò Nocera in uno dei centri più tormentati della lotta tra papa e sovrano. Nonostante la fame e le pressioni della sua corte, Urbano VI non cedette e continuò a mostrarsi inflessibile.
La situazione si sbloccò l’8 agosto 1385, quando giunsero in soccorso del papa forze alleate legate a Genova, a Raimondello Orsini e a Tommaso Sanseverino. Colto il momento favorevole, Urbano VI riuscì a fuggire dal castello portando con sé i propri tesori e i cardinali prigionieri, raggiungendo poi la costa di Paestum, da dove si imbarcò su navi genovesi.
Questa vicenda rende il Castello del Parco di Nocera un luogo di straordinario valore storico: teatro di intrighi, rivalità, assedi e lotte per il potere, conserva ancora oggi il ricordo di una delle pagine più intense del Medioevo italiano, anche se dell’antica struttura restano ormai solo poche tracce.